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IL Tempo e l'Idea


        Rivista a cura del Prof. Bruno di Porto

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Articoli del prof. Bruno Di Porto

 





Mevakshé Derekh
Coloro che cercano la via

Sito ebraico di ispirazione progressiva.

Offriamo in continuità l'edizione elettronica del periodico

"Hazman Veharaion
- Il Tempo e L'Idea"
ed un commento alla parashah della settimana.

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Ecco il nuovo numero !

IL TEMPO E L'IDEA XXIII 1-24 2015



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...SHALOM...

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PACE - SHALOM - SALHAM
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Nel dolore e nella costernazione per gli attacchi che si ripetono, ammonendoci sulla forza dell’odio perdurante e purtroppo aggiornata, contro di noi nell’Europa di cui siamo vitale parte, reagiamo alla vile profanazione in solidarietà con tutto Israele e con quanti si battono per salvare la civiltà, i lumi della ragione, la consapevole memoria, il bene della libertà in questo continente, minacciato dall’intolleranza, dall’odio, dalle assortite forze della distruzione, così furiose a settanta anni dalla sua immane tragedia.

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BET DANIEL
Commenti e riflessioni a cura di Daniel (pagina facebook)

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Visitatori dal 11 -05- 2008

NOTIZIE

Scompare il rabbino diverso
da: Kolot-Voci - www.kolot.it

Con la morte a Gerusalemme, lo scorso 10 febbraio, di Rav David Hartman (nella foto), scompare uno dei più importanti pensatori ebrei contemporanei: rabbino ortodosso, docente universitario e direttore del prestigioso Shalom Hartman Institute, un centro per studi avanzati talmudici e filosofici.
Bruno Segre

Nato a Brooklyn, New York, nel 1931, dopo essersi formato nella yeshivah diretta da Joseph Soloveitchik prestò servizio quale rabbino dapprima presso una congregazione del Bronx e più tardi a Montreal, nel Canada, per poi fare infine l’alyiah, nel 1971, assieme alla moglie e a cinque figlioli.

Hartman ha sempre considerato la ‘salita a Zion’ come un tornante fondamentale nella sua vicenda esistenziale e nel perseguimento della sua missione, tesa a favorire una migliore comprensione tra ebrei di varie affiliazioni ─ in Israele e nella diaspora ─, e a contribuire all’edificazione di una società israeliana più marcatamente pluralistica e tollerante. “Nella mia qualità di ebreo che ha deliberatamente optato per il privilegio di vivere a Gerusalemme con la sua famiglia”, scriveva in un saggio del 2004, “posso testimoniare della gioia e del sentimento d’autenticità che procura il vivere in un Paese che sta ancora cercando la propria identità.” E a proposito di Gerusalemme e dell’atmosfera di particolare tensione teologica fra tradizione e modernità che vi si respira, scriveva nel 1999: “Lo slogan dell’United Jewish Appeal ‘Noi siamo uno’ suona vano quando un ebreo incontra un ebreo solo per accorgersi quanto poco l’uno comprende l’altro. ‘Può una divisione cronica, quale la polarizzazione crescente tra ebrei osservanti e non osservanti, trasformarsi in guerra civile?’ non è una questione astratta in Israele.” E più avanti annotava: “Non solo i membri della stessa comunità di fede si incontrano come fossero stranieri, ma, nel nostro incontro-scontro con i palestinesi, noi incontriamo anche lo straniero, il diverso, il ‘radicalmente altro’. Noi ebrei siamo arrivati a casa credendo che avremmo infine adempiuto gli antichi sogni di ritorno alla terra promessa dei nostri antenati, solo per scoprire che vi erano arabi i quali rivendicavano di essere radicati nella terra che noi chiamiamo casa.”

Nell’àmbito del lavoro di ricerca che Hartman ha per molti anni coordinato nello Shalom Hartman Institute, una delle tematiche centrali era costituito dalle sfide che la tradizione culturale e religiosa propone agli ebrei che vivono nel rinato Stato d’Israele. Hartman, che pure improntava il suo magistero al retaggio del giudaismo ortodosso, nei suoi scritti sosteneva con enfasi e convinzione le ragioni del pluralismo religioso, vuoi all’interno del mondo ebraico vuoi nei rapporti tra le varie fedi: pluralismo che egli considerava perfettamente compatibile con la fedeltà alla Torah. In più di un suo scritto Hartman affrontò di petto i principali fattori che, all’interno della società d’Israele, hanno contribuito a scavare, dagli ultimi due decenni del 20° secolo, un solco sempre più profondo tra israeliani religiosi e laici. È una spaccatura, questa, che ha connotazioni di chiara impronta sociale e politica. Ma al di là di ciò, essa è il segno di una lacerante divergenza di natura culturale e ideologica, che tocca niente meno che la definizione dell’identità ebraica e la questione di che cosa significherà l’essere ebrei e l’essere israeliani nel 21° secolo. Può sembrare trattarsi, a prima vista, di una disputa locale, squisitamente ‘israeliana’. Ma in realtà ha ramificazioni e risonanze molto più vaste ─ e ne sanno qualcosa persino gli ebrei italiani, come il sottoscritto ─: si tratta di due mondi ormai molto distanti e diversi tra loro, a riavvicinare i quali Hartman si è speso a lungo con un impegno straordinario. In una prospettiva marcatamente pluralistica, l’approccio di Hartman ha puntato a creare le condizioni per dare vita a una nuova etica pubblica e a una rinnovata, comune e aperta cultura ebraica, nella quale potessero riconoscersi e muoversi con agio sia i sionisti religiosi sia il grosso della popolazione israeliana che, ancorché secolarizzato, conserva con la tradizione vincoli significativi. Notevole, negli scritti di Hartman, lo sforzo di riprodurre in Israele le basi minime di un’identità civile comune, partecipata, tesa a far rivivere quel clima di fitta, intensa ‘conversazione ebraica’ che, a partire dalle plurali interpretazioni delle Scritture e dei testi classici, ha reso tanto fertile e creativa in passato la cultura degli ebrei.

Hartman si rendeva conto con lucidità che la rinata patria degli ebrei, prima ancora di chiarirsi al mondo, ha bisogno di chiarire sé a se stessa. Con il suo magistero, egli ha inteso dare un contributo appunto in questa direzione. Occorre, diceva Hartmann, comprendere il significato d’Israele senza doverne fare il precursore della redenzione messianica. “Gli ebrei”, scriveva in un saggio del 1999, “sono tornati a casa a Gerusalemme per insegnare al mondo a rinunciare a credere in una fede universale che includa tutti.” E prosegue: “La rinascita dello Stato d’Israele è una espressione intensificata dell’identità particolare di un popolo ed è proprio questa particolarità che può insegnarci il significato dell’universalismo come sviluppo di un impegno a favore delle particolarità. Una particolarità intensa può essere una benedizione se Israele accoglie tutte le voci di buona volontà nel mondo, se accoglie tutti i credenti in tutta la loro diversità, se può cantare insieme con musulmani e cristiani. Amerei essere testimone della fioritura dell’islam…

Ancora: guardo avanti verso un dialogo ebraico-islamico che comincerà a fiorire. Da Israele uscirà una verità che dice: nessuno ha il monopolio esclusivo sulla verità. La chiave per la verità è vivere con l’‘altro’ senza sentirsi minacciati. Spesso si dice che il più grande comandamento è: ama il tuo prossimo come te stesso. Io sostengo che il più grande comandamento biblico è: ama lo straniero, poiché amare il proprio prossimo è amare qualcuno che è come te…. Israele dice al mondo: scegliamo con orgoglio di essere lo straniero nella storia, l’‘altro’.

E dedichiamoci ad assicurare che ogni ‘altro’ che vive in questo Paese si senta perciò degno e amato.”

Leggi online.


In un film i segreti degli ebrei di Nigeria
da: Kolot-Voci - Newsletter di Morasha.it a cura di David Piazza
www.kolot.it

  • Sono tremila, sono di etnia Igbo ma si sentono ebrei figli di Gad, una delle dieci tribù perdute di Israele. Sono commercianti, architetti o impiegati e il sabato li trovi in sinagoga. Sono i protagonisti di “Re-emerging the Jews of Nigeria”, un film presentato ai festival di New York e Washington.

    Misna - A raccontare alla MISNA del film e di questa minoranza pressoché sconosciuta nel mondo è il regista, Jeff Lieberman. Gli ebrei nigeriani li ha conosciuti bene, girando per mesi nella capitale Abuja, nel porto di Lagos o a Warri e Port Harcourt, le città petrolifere del Delta del Niger. “Sono convinti – spiega Lieberman – che gli Igbo discendano dalla tribù perduta di Gad, costretta a lasciare Israele dopo la conquista del regno da parte degli Assiri”. La guerra risalirebbe all’ottavo secolo avanti Cristo. Pochi anni dopo sarebbe vissuto il rabbino Eri, figlio di Gad dal quale discenderebbero le comunità nigeriane. Ma c’è anche un’altra teoria. “La religione ebraica – racconta il regista – sarebbe arrivata in Nigeria percorrendo le rotte dei carovanieri, dalla Spagna attraverso il deserto del Sahara”. Ironia della storia o volontà di Dio, i figli di Gad sono Igbo, etichettati spesso come “ebrei di Nigeria”. Così almeno tendono a vederli gli Yoruba e gli Hausa, rappresentanti delle altre grandi etnie di un colosso d’Africa dove vivono ben 160 milioni di persone. “Spesso – sottolinea Lieberman – gli Igbo hanno spirito imprenditoriale, sono commercianti e appartengono alla classe media, caratteristiche che corrispondono agli stereotipi sugli ebrei”. Se gli Igbo sono un mare, però, i figli di Gad una goccia d’acqua. Nelle due comunità di Abuja o in quella di Lagos, la più numerosa, preservano tradizioni, musica e sinagoghe. Ma cercano anche di mantenere buoni rapporti con i vicini, in un paese che spesso i mezzi di informazione europei e americani descrivono come ostaggio di un conflitto tra cristiani e musulmani. Lieberman prova a capovolgere anche questo nuovo stereotipo, pur riconoscendo che gli attentati di Boko Haram e il timore di nuovi fondamentalismi preoccupano anche gli ebrei nigeriani. Lo ha ripetuto mercoledì alla prima a Washington, dopo il successo ottenuto a dicembre al Festival cinematografico internazionale della diaspora africana: “Il messaggio del film è che la diversità è bella e arricchisce la vita”. http://www.laperfettaletizia.com/2013/01/in-un-film-i-segreti-degli-ebrei-di.html

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da "L'Unione Informa" del 14 gennaio 2013 - 3 Shevat 5773:

 Israele al voto. Quando la religiosità è trasversale
di Rossela Tercatin

  • Spesso affrontando la realtà della politica e della società israeliana, si tende a dipingere lo Stato ebraico come un paese semplicemente spaccato in due fra religiosi e laici. Alcune tendenze sono oggettive, come la crescita demografica della popolazione haredì, o il peso politico che tradizionalmente hanno assunto i partiti di dichiarata ispirazione religiosa nel Parlamento israeliano, complice anche il sistema elettorale proporzionale puro (sbarramento solo al 2 per cento). Ma a caratterizzare quella che, se verranno confermate le previsioni del quotidiano israeliano Haaretz, sarà “la Knesset più religiosa di tutti i tempi”, sarà un altro fattore: la trasversalità. Come riportato da Haaretz infatti, la prospettiva di “circa un quarto dei deputati che si richiamano all’ortodossia nelle sue varie anime” non è soltanto una conseguenza della crescita consenso verso i partiti religiosi (e qui non si può non citare Habayit Hayehudì, la Casa ebraica di Neftali Bennet, che gli ultimi sondaggi proiettano come terzo partito dopo il blocco Likud-Beytenu e il Labor, seguito a ruota dallo Shas), ma a una scelta di proporre candidati che abbracciano i valori della tradizione ebraica nella propria vita quotidiana che attraversa le compagini più diverse nell’arco politico (per esempio Hatnua di Tzipi Livni propone al quarto posto il generale modern orthodox Elazar Stern, mentre Yair Lapid colloca al secondo posto in lista il rabbino Shai Piron).
    Il risultato però non è stato quello di proiettare nell’agenda elettorale la questioni legate al ruolo della religione nella società in un ruolo di primo piano. Anzi, lo sforzo dei partiti è quello dimettere in campo un approccio inclusivo e non settario, di proporre un’offerta politica per parlare al maggior numero possibile di cittadini (ha fatto per esempio notizia la scelta di Habayit Hayehudì di proporre nelle proprie liste la prima candidata laica, Ayelet Shaked). Allo stesso modo sono pochi i politici che propongono l’osservanza religiosa come punto qualificante del proprio impegno. Tanto più che sulle questioni legate al rapporto tra Stato e religione esistono visioni profondamente diverse nello stesso mondo ortodosso, come si è dimostrato a proposito della questione dell’arruolamento dei haredim, dove nell’ambito del mondo rabbinico si va dalla completa opposizione a chi ritiene che invece prestare servizio nell’esercito di difesa israeliano rappresenti un dovere imprescindibile.

 

da "L'Unione Informa" del 4 gennaio 2013 - 22 tevet 5773:

  • Fra ebrei ortodossi ed ebrei riformati esistono ancora differenze profonde, ma vi sono molte aree in cui stiamo lavorando assieme con rispetto reciproco e sulla base di un grande senso di unità.
                                                                                         (Ephraim Mirvis, nuovo rabbino capo del Commonwealth)

 

  • E’ uscito in queste settimane il decimo e ultimo volume (ma sono in programmazione altri nove volumi aggiuntivi) della Posen Library of Jewish Culture and Civilization. Si tratta dell’ultimo tentativo in ordine di tempo di raccogliere in un’opera complessiva e unitaria la storia della civiltà ebraica e della sua produzione culturale. Per definizione questo tipo di lavoro mette in risalto la pluralità di visioni che hanno contraddistinto la storia dell’ebraismo a ogni latitudine e in ogni tempo. In questo caso l’opera nasce sulla base di un progetto preciso, ideato dal magnate berlinese Felix Posen che ha voluto riempire quello che gli sembrava un vuoto da colmare ricorrendo al contributo di studiosi ed esperti provenienti in pari misura da Israele e dalla diaspora, e suddivisi equamente per genere. Ne emerge una visione complessa che pone al centro l’idea che sta alla base del lavoro della Posen Foundation: la ricerca delle fonti di un ebraismo secolarizzato e non legato unicamente a una visione di tipo religioso. Naturalmente una visione problematica, che trova tuttavia riscontro in una serie di manifestazioni storiche concrete, fra le quali non ultima è la creazione dello Stato d’Israele nella sua dinamica storica e culturale. Uno strumento quindi che sembra piuttosto rilevante per chi si accinga a sondare le molteplici forme espressive su cui si fonda la millenaria esperienza della civiltà ebraica.
                                                                                                                              
       (Gadi Luzzatto Voghera, storico)

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EBRAISMO PROGRESSIVO IN ISRAELE

L’Ebraismo progressivo, organizzato nella World Union for Progressive Judaism, è ben presente in Israele, quantunque minoritario e quantunque non goda degli stessi diritti e riconoscimenti della Ortodossia ebraica e delle correnti comunemente dette ultraortodosse. Qualcosa tuttavia si muove, a passi lenti e timidi, anche a favore dell’Ebraismo progressivo e Conservative. La richiesta avanzata dalla rabbina Miri Gold, titolare della sinagoga Berit Shalom nel kibbutz di Gezer, dove la conobbi nel 2007, di essere riconosciuta come rabbino su base territoriale con emolumento statale, di norma per i rabbini ortodossi esercitanti su territorio in aree di consigli regionali, è stata, dopo sette anni di dibattimento e di attesa, accolta dalla Corte suprema, datrice di garanzie democratiche nella Medinat Israel, non solo per lei ma per altri quattordici rabbini non ortodossi. Il governo, per mantenere una discriminazione formale e non urtare l’Ortodossia, ha stabilito che la retribuzione ai rabbini non ortodossi non sia erogata dal Ministero per gli affari e i servizi religiosi ma dal Ministero della Cultura e dello Sport. In realtà, almeno fino al 30 0ttobre, i 15 rabbini non ortodossi non hanno visto un soldo dallo Stato, ma il diritto acquisito dovrebbe esser fatto valere.

Un’altra richiesta delle correnti religiose non ortodosse è l’accesso ad uno spazio presso il Kotel ha – Maaravì, il muro restante dell’antico Tempio, sacro al popolo ebraico. La richiesta si motiva per la separazione tra uomini e donne, che è norma dell’ortodossia non solo presso il muro, ma su largo spazio del piazzale antistante, e per il divieto alle donne di pregare ad alta voce o cantando, e di indossare le tallitot. Donne non ortodosse,ma alcune anche ortodosse, che pregano elevando la voce e indossano le tallitot, a cominciare da Anat Hoffman, presidente del movimento progressivo in Israele e dell’Israel Religious Action Center, sono continuamente perseguite dalla forza pubblica e spesso portate in prigione. Le correnti non ortodosse, non essendo tollerati i loro criteri di uguaglianza di genere, chiedono quindi l’accesso ad una zona di autonoma pertinenza. Anche a questo proposito, la Corte suprema intervenne, nel 2003, assegnando uno spazio presso l’Arco di Robinson, ma si tratta di un sito archeologico con ingresso a pagamento, con prenotazione di visite e solo nelle prime ore del mattino. Ciò è fortemente limitativo e discriminante. Non vi è, per giunta, un cartello di pubblico avviso sul culto che vi si tiene, sicché esso resta quasi ignoto e semiclandestino. Perciò i movimenti non ortodossi e l’ Israel Religious Action Center chiedono l’apertura lungo il Kotel di un terzo settore, dove uomini e donne possano pregare insieme e le donne possano esprimere il loro sentimento religioso in modo paritario. E’ una questione di libertà religiosa all’interno dell’Ebraismo, in una società democratica e pluralistica. Non mancano, al riguardo, posizioni di comprensione e di ragionevole compromesso sul versante ortodosso, come non mancano tra gli ortodossi i favorevoli alla distinzione tra l’ambito dello Stato e l’ambito della religione. Si segnala, in particolare, il parere dell’autorevole rabbino ortodosso Yuval Cherlow, secondo cui Lo Stato dovrebbe riconoscere le correnti religiose non ortodosse, non sulla base della legge religiosa, che, dal suo punto di vista è custodita ed interpretata dall’Ortodossia, ma sul piano civile come legge dello Stato. Sia chiaro, per parte nostra, il rispetto dell’Ortodossia e delle correnti più accentuatamente ortodosse, come di ogni componente della società israeliana e del mondo ebraico, nella duplice logica della libertà e dell’ebraica armonia. Sia la libertà che l’armonia si reggono sulla legittima coesistenza.

Bruno Di Porto

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Martedì 16 ottobre 2012

 

Il 16 ottobre 1943 durante l’occupazione nazista di Roma, oltre 1.000 ebrei romani furono presi e deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case.

A 69 anni dalla deportazione degli ebrei romani la Comunità ebraica di Roma, come ogni anno dal 1994, ha fatto memoria di questo tragico momento della vita della città, organizzando un "pellegrinaggio della memoria", perché tutti, soprattutto le giovani generazioni, non dimentichino la deportazione avvenuta durante l'occupazione nazista.

Martedì 16 ottobre 2012, alle ore 19.00 si è svolta una marcia silenziosa (con la partecipazione anche della Comunità di Sant'Egidio) da Piazza S. Maria in Trastevere lungo il percorso dei deportati di quel 16 ottobre 1943, che dal Ghetto furono condotti al Collegio Militare a Trastevere prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz, a Largo 16 ottobre 1943, accanto alla Sinagoga.

Hanno parlato durante la manifestazione: Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità Ebraica di Roma Renzo Gattegna, Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Marco Impagliazzo, Presidente Comunità di Sant’Egidio Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma.

Mario Monti, Presidente Consiglio dei Ministri Il Presidente Mario Monti dalle ore 18,30 alle 19,45 si è recato in visita ufficiale alla Comunità Ebraica di Roma e alla Sinagoga. La visita non prevedeva la presenza della stampa.

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 IL COMUNE DI MILANO AFFIDA A LEV CHADASH IL PRIMO CIMITERO EBRAICO NON ORTODOSSO IN ITALIA

E' stata firmata la convenzione fra il Comune di Milano e Lev Chadash per la gestione di un cimitero ebraico non ortodosso all'interno del Cimitero maggiore di Milano. E' il primo accordo del genere in Italia.

CHIUNQUE FOSSE NELLA CONDIZIONE DI DOVER CHIEDERE DI SEPPELLIRE UN CONGIUNTO NEL  CIMITERO GESTITO DA LEV CHADASH DI MILANO, E' PREGATO DI SCRIVERE CON URGENZA A RAV CIPRIANI ( ravcipriani@gmail.com ) E ALLA SINAGOGA DI MILANO LEV CHADASH ( levchadash@gmail.com )

(tratto dal sito: http://lnx.levchadash.info/)

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 17 luglio 2010

200 anni dell' EBRAISMO RIFORMATO

EBRAISMO RIFORMATO:

  • IL MOVIMENTO DI RIFORMA NEL CONTESTO DELL'EBRAISMO CONTEMPORANEO
    Relazione sulla storia del movimento riformato in Italia tenuta dal prof. Bruno di Porto nel convegno di
    Gazzada sulla storia religiosa degli ebrei di Europa (3 - 7 settembre 2007), tratta dalla rivista

    Hazman
    Veharaion (n° 15-20, anno XVI – agosto-ottobre 2008)       ____________________________________________________________________________________________
  • WUPJ statement on the conversion law - Dichiarazione della WUPJ riguardo alla legge sulle conversioni

    As a bill has been debated that would change the immigration status of those Jews who came to Judaism through conversion, the World Union for Progressive Judaism, representing the concerns of Reform and Progressive Jews in 45 countries and with almost 2 million adherents, sent a strong letter to Prime Minister Benjamin Netanyahu, over the signature of the WUPJ Chairman, Steven M. Bauman.  Click here to read the letter.  Additional letters were sent to deputy prime ministers Mr. Ehud Barak, Minister of Defence (read here ), and Mr. Avigdor Liberman, Minister of Foreign Affairs (read here ). We will continue to monitor the debate and discussion.

    Dato che la Kneset sta discutendo una nuova legge che potrebbe cambiare lo status degli ebrei che sono entrati nell'ebraismo per via di conversione, la WUPJ, rappresentate di ebrei reform e progressive in 45 stati con circa 2 milioni di aderentiha mandato lettere al primo ministro Netanyahu, al Ministro della difesa Barak e al Ministro degli esteri Liebermann. Continueremo a seguire il dibattito e la discussione.
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  • GIUSEPPE CICCARELLA, un altro Schindler, un giusto tedesco

    GIUSEPPE CICCARELLA si è occupato largamente di Ernst Leitz II, che è stato un altro Schindler, un giusto tedesco. Fu un imprenditore specializzato in prodotti di alta tecnologia fotografica, con azienda a Wetzlar. Aveva, o perfino reclutava, ebrei tra i dipendenti e collaboratori, e li avviò alla salvezza, procurando loro, lungo gli anni ’30, visti e posti di lavoro in America. Seguitò a salvare ebrei durante la Shoah insieme alla figlia Elsie, che pagò il coraggio con arresto e maltrattamento. Ernst Leitz II era figlio ed erede di Ernst Leitz I (1843-1920), che da meccanico nella ditta di Carl Kellner ne divenne il successore, rilevando e incrementando l’azienda. Ereditò dal padre e trasmise ai figli anche la filantropia, la cura sociale dei dipendenti e l’ideologia democratica. Sotto il regime nazista la sua attività industriale di ricercata tecnologia e la buona valuta introdotta grazie all’esportazione gli furono di garanzia per potere giovare ai perseguitati, ovviamente con doti di accortezza. Nel 1942, per fugare crescenti sospetti, si iscrisse al partito nazionalsocialista e quindi nel dopoguerra fu soggetto al processo di denazificazione, trovando abbondanti testimonianze a favore tra ebrei emigrati.

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Sul nostro Sito, i cookie registrano informazioni sul vostro browser che ci consentono di realizzare statistiche di navigazione web più avanzate. Gli utenti possono impostare il proprio dispositivo affinché accetti tutti i cookie, invii loro una notifica quando viene emesso un cookie oppure in modo da non ricevere mai i cookie. In quest’ultimo caso, l’utente non potrà impostare alcune funzionalità personalizzate e pertanto non potrà sfruttare appieno tutte le funzionalità del sito web. Ciascun browser è diverso, quindi verificate il menu “Guida” del vostro browser per sapere come modificare le impostazioni relative ai cookie.
Nel corso di una visita sul nostro Sito, le pagine contenenti un cookie che visualizzate vengono scaricate sul vostro dispositivo. Molti siti web si comportano così perché i cookie agevolano attività utili per i realizzatori del sito, come scoprire se il dispositivo (e probabilmente l’utente) ha già visitato il sito in precedenza. Ciò avviene in caso di visite ripetute, verificando la presenza del cookie lasciato durante la visita precedente.

2. TIPOLOGIE DI COOKIE
I cookies si differenziano a seconda della loro durata, del dominio che li ha installati e della loro funzione.
2.1 Durata
Cookies di sessione
Si tratta di file temporanei che vengono memorizzati fino a quando il sito viene abbandonato (oppure il browser di navigazione viene chiuso).
Cookies persistenti
Si tratta di file che vengono immagazzinati e mantenuti anche dopo l’abbandono del sito e la chiusura del browser. Vengono eliminati solamente dopo la data di scadenza indicata nel cookie stesso.
2.2 Dominio
Cookies “proprietari”
Si tratta di file che vengono installati sul dispositivo dell’utente direttamente dal sito su cui si sta navigando.
Cookies “di terze parti”
Si tratta di file che vengono installati da siti esterni, attraverso del codice integrato nella pagine del sito che si sta navigando. Sono esempi di cookies di terze parti quelli installati dai plugin social (per la condivisione dei contenuti) oppure i cookies di analisi delle visite.
2.3 Funzione
Cookies “tecnici” indispensabili
Sono essenziali per il corretto funzionamento delle pagine del sito. Senza questi cookies alcune funzionalità potrebbero essere compromesse e l’accesso ai contenuti potrebbe essere limitato. Consentono, ad esempio, di tenere traccia dell’autenticazione effettuata da un utente o da un amministratore del sito. I cookies di questo tipo non raccolgono nessuna informazione personale dell’utente.
Cookies “tecnici” di funzionalità
Si tratta di cookie utilizzati per memorizzare delle scelte effettuate dall’utente per migliorarne la navigazione (ad esempio la lingua, oppure precompilare una form con il nome utilizzato in precedenza). Questo tipo di cookies potrebbe includere informazioni personali (ad esempio il nome utente). Senza questi cookies alcune funzionalità e la navigazione tra le pagine potrebbero essere compromesse.
Cookies di performance
Si tratta di cookies utilizzati per capire: se gli utenti sono nuovi oppure di ritorno, come utilizzano il sito, come si muovono tra le pagine, quanto tempo rimangono sulle pagine e sul sito, da che area geografica sono giunti sul sito. I dati non identificano l’utente come persona ma vengono aggregati in modo anonimo da parte degli strumenti di analisi. La disattivazione non compromette in alcun modo le funzionalità offerte dal sito.
Cookies di widget social
Alcuni widget messi a disposizione dai social network (ad esempio Facebook ,Twitter, YouTube, Google Maps, ecc.) possono utilizzare propri cookies di terze parti. La disattivazione non compromette l’utilizzo del sito, se non nelle sezioni in cui possono essere installati widget (ad esempio per integrazione di video o mappe) ed in alcuni casi la possibilità di condivisione rapida dei contenuti o la possibilità di commentare alcune aree del sito.
Cookies di pubblicità
Questo sito NON fa uso di cookies di questa tipologia. I cookies di pubblicità vengono installati per mostrare ai visitatori del sito contenuti correlati alle loro preferenze. Possono essere quindi utilizzati per mostrare contenuti pubblicitari mirati agli interessi della persona. I cookies di questa tipologia funzionano in collaborazione con siti di terze parti e possono tenere traccia della navigazione passata su pagine presenti su domini differenti. I cookies di questo tipo tengono traccia solitamente dell’indirizzo IP dell’utente oltre ad altre informazioni, alcune delle quali possono essere personali.

2.4 Google Analytics
Le nostre pagine utilizzano i cookies di performance di terze parti di Google Analytics (servizio offerto da Google, Inc.) per consentirci di raccogliere in forma anonima ed esaminare il comportamento dei visitatori durante l’utilizzo del sito e di migliorare la sua fruibilità e l’esperienza d’uso.
Attraverso l’uso del pannello di Google Analytics, ci è possibile capire se le visite sono state effettuate da visitatori nuovi o di ritorno verificando la modalità di navigazione delle pagine (link di ingresso, di uscita, spostamenti tra le pagine, tempi di permanenza, provenienza geografica, ecc.
Per ulteriori informazioni relative a Google Analytics è possibile consultare i siti:
    •    https://www.google.it/policies/privacy/partners/
    •    https://developers.google.com/analytics/devguides/collection/analyticsjs/cookie-usage
E’ possibile disabilitare l’azione di Google Analytics attraverso gli strumenti forniti da Google. Per informazioni a riguardo consulare il sito:
    •    https://tools.google.com/dlpage/gaoptout

2.5 Pulsanti e widget di social network
Per fare in modo che i contenuti di un sito possano essere condivisi sui social network dai parte visitatori del sito, è possibile integrare nelle pagine gli strumenti (widget) messi a disposizione dei social network stessi.
Questi strumenti (solitamente blocchi di codice inseriti nelle pagine del sito ospite) possono raccogliere cookies di terze parti installati dai social network (ad esempio Facebook ,Twitter, YouTube, ecc.); il sito non condivide nessuna informazione con tali widget.
Per avere informazioni ulteriori riguardo ai cookies dei principali social network è possibile visitare i siti:
    •    Privacy Facebook
    •    Privacy Twitter
    •    Privacy Google
    •    Privacy LinkedIn
    •    Privacy Pinterest

2.6 Flash Cookie
In alcune circostanze potremmo usare Adobe Flash Player per erogare alcuni contenuti, come video clip o animazioni.
Al fine di migliorare la tua “user experience”, utilizziamo Local Shared Objects (più comunemente conosciuti come “Flash cookie”) per ricordare le tue impostazioni e preferenze. I Flash cookie sono archiviati sul tuo dispositivo, ma sono gestiti attraverso un’interfaccia differente rispetto a quella fornita dal tuo browser.
Questo significa che non è possibile gestire Flash cookie con il browser. Devi infatti accedere agli strumenti di gestione Flash direttamente dal sito internet di Adobe: http://www.adobe.com/security/flashplayer

3. ELENCO DEI COOKIE UTILIZZATI
 
Nome Cookie
Funzione
Durata
angular_avia_banner
persistente – cookie tecnico usato dal tema WordPress
1 anno
_utma
persistente – tempo di visita dell’utente – necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics
2 anni
_utmb
persistente – tempo di visita dell’utente – necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics
30 minuti
_utmc
tempo di visita dell’utente – necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics
durata della sessione di navigazione
_utmt
persistente – tempo di visita dell’utente – necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics
10 minuti
_utmz
persistente – provenienza dell’utente – necessario al servizio di terze parti Google Analytics.
6 mesi
_icl_current_language
persistente – tempo di visita dell’utente – necessario al servizio di terze parti WPML translate
24 ore

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Informativa privacy su operatività dei cookie - Art. 13 Codice della privacy - Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2015
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Come disabilitare i cookie via Browser (in alternativa all' OPT-OUT)
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4. COME CONTROLLO I COOKIE?
Potete rifiutare di accettare i cookie da questo Sito in ogni momento semplicemente selezionando, sul vostro browser, le impostazioni che consentono di rifiutarli.
Ulteriori informazioni in merito alle procedure da seguire per disabilitare i cookie possono essere trovate sul sito internet del fornitore del tuo browser o attraverso gli strumenti di “help” disponibili nella guida del browser.
Potete fare riferimento a questa pagina http://www.allaboutcookies.org/managecookies/index.html per informazioni sui browser più comunemente utilizzati.
Potete rifiutare i Flash Cookie utilizzando gli strumenti di gestione di Flash Adobe http://www.adobe.com/security/flashplayer
Ricordatevi che, se disabilitate i cookie, non tutte le funzioni del Sito potrebbero essere disponibili.
Per prendere visione del Provvedimento potete visitare il seguente Link: http://www.woodoostudio.com/wp-content/uploads/2015/04/Cookie-Law.pdf

DATA DI ULTIMA REVISIONE: Maggio 2015

פרשות - PARASHOT

PARASHOT settimanali
a cura del Prof. Bruno Di Porto

    Sono a disposizione tutte le Parashot dell'anno curate dal Prof. Bruno Di Porto.

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Memoria della deportazione degli ebrei di Roma
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